Finger Food (2024)

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Crediti

Da un’idea di: Marco Laudani e Claudio Scalia | Regia di: Marco Laudani, Claudio Scalia con la collaborazione di Sergio Campisi | Coreografia di: Marco Laudani e Claudio Scalia | Drammaturgia di: Noemi Privitera | Produzione: ocram dance movement con la collaborazione di Scenario Pubblico Centro di Rilevante Interesse Nazionale con il sostegno del Mic e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea” | Interpreti: Rebecca Bendinelli, Ismaele Buonvenga, Rachele Pascale, Nunzio Saporito, Paola Tosto | Musiche di: Iva Bittová, Travis Lake Giuseppe Verdi | Costumi di: Gabriella Palomba | Realizzazione elementi di scena: Luigi Pattavina | Direzione tecnica: Sammy Torrisi.

Sinossi

Letteralmente, l’espressione ‘finger food’ si traduce in ‘cibo con le mani’ e, in termini pratici, consiste in piccole monoporzioni, facili da maneggiare, che si consumano per lo più in gruppo e in piedi.

Già ai banchetti dei re, e successivamente durante gli eventi mondani o gli aperitivi di lavoro, il buffet diventa un momento di convivialità, l’occasione perfetta per godere della compagnia degli altri commensali.

Il finger food è una forma di buffet in cui il cibo diventa un mezzo di comunicazione, un’esperienza di degustazione e socialità che esplica alla perfezione il concetto di ‘conviviorum elegantia’ di Tacito, a riprova del fatto che si tratta di un’invenzione tutt’altro che moderna, sebbene di epoca in epoca costantemente rivisitata.

Eppure, in un momento di socializzazione così accentuato, il pasto viene rigorosamente servito in piccoli recipienti che possono contenere a stento la quantità necessaria per una singola persona. L’individualismo contemporaneo, in controtendenza rispetto alla socialità intesa come momento di condivisione, è la nuova faccia di una realtà sociale sempre più sola, autosufficiente e apatica, dove ogni singola persona si protegge e si difende dall’altro.

Il finger food, allora, è forse una manifestazione di questa evoluzione della nostra società. Se da una parte, infatti, ai buffet di finger food ci si incontra e si condividono il cibo e le parole, dall’altra viene meno quel momento di intimità profonda che solo l’atto di sedersi vicini attorno a un tavolo riesce a garantire.

Il tavolo del finger food è come un’isola sperduta e di passaggio, non è più quel porto sicuro in cui approdare per tutto il tempo della cena. I commensali, a loro volta, diventano navi che vi navigano intorno quasi senza meta, con un ritmo veloce e, talvolta, superficiale, poiché fermarsi e restare è un atto di responsabilità e di grande coraggio, oggi giorno.

Eppure, l’individuo ha bisogno dell’altro, anche se al contempo ne ha paura. L’unione con gli altri, infatti, risveglia i sensi, stimola l’intelletto, suscita interesse, ma seguendo quest’onda, tutta moderna, stiamo forse costruendo un mondo in cui l’individualità trova sempre più spazio, anche in contesti conviviali come i pasti?

Sedersi a quel tavolo, forse, anziché orbitargli intorno, rimane il solo modo di ritrovarsi veramente, di capire e conoscere l’altro anziché averne paura.